Facebook contro la frammentazione dell’identità online

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Lafra, ispirata dal post di IlariaK, parla qui della frammentazione dell’identità online nei vari social network.

Questo post mi ha ricordato le tribù post moderne, anche se il libro che ho letto non è stato questo e non questo

La cosa che mi piaceva era la possibilità di condividere qualcosa con un gruppo particolare di persone fatto di persone con altri interessi: un po’ come un bambino che ha gli amici del palazzo (condividono lo stesso cortile e il pallone, ma non la scuola), gli amici della classe (con i quali si condividono i compiti ma non la squadra di calcio), gli amici del campo da calcio (con i quali si condividono le partite del sabato ma non i compiti del lunedì), gli amici figli dei conoscenti di famiglia (con i quali si condividoni i fine settimana ma non la scuola) ecc.

Se non è la coerenza che muove il mondo ma l'”impressionismo” (nel senso che quello che mi piace adesso può non piacermi tra qualche minuto) o forse il mood (non so bene perchè mi piace questa cosa, ma mi piace), gli interessi delle persone sono molto variegati ed è facile che chi appartiene ad mia tribù ha anche altri interessi molto diversi dai miei.

Quindi è difficile per il marketing cercare di intercettare come target la “persona intera” … cioè tutti gli interessi di una persona, ma può essere più utile focalizzarsi sulle tribù. Queste tribù, quindi, diventano il target del marketing: quale migliore esempio della tariffa Tim che ha anche attaccato la definizione sociologica al nome del prodotto Tim-tribù , in onore alla, mi pare, tanto diffusa meta-comunicazione.

[Saranno un paio di anni che mi chiedo se le tribù si possono applicare nel B2B, ma questa è un’altra storia]

Tornando alla frammentazione delle identità, un buon luogo dove riaggregare i vari pezzi di identità online sparsi nei diversi social network, mi chiedo come mai facebook grazie alle sue innumerevoli applicazioni non può essere considerato un aggregatore dei miei vari “pezzi” di identità online? Mi pare l’eterna ricerca di un equilibrio tra appartenenza e individualità.

Invece di usarlo come minimarketing racconta qui, lo si potrebbe usare come aggregatore dei network che si usano più spesso, senza aggiungere altre applicazione inutili come ad esempio lo stesso superwall, applicando precise restrizioni a chi aggiungere come amico, ma anche d’altra parte a chi chiedere l’amicizia.

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