I corsi di formazione come strumento di comunicazione?

I corsi di formazione come strumento di comunicazione?

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All’Università il mio professore di marketing parlava dell’area di comunicazione  delle “Risorse Umane”. Si trattava – sperando di ricordare più o meno bene –  di tutte le azioni di comunicazione in cui l’azienda mostrava se stessa come potenziale datore di lavoro. All’interno di quest’area di comunicazione i tipici strumenti di comunicazione credono possano essere gli annunci, ma anche i colloqui stessi:

  • Un annuncio accurato o dettagliato, capace di spiegare non solo cosa l’azienda cerca ma anche cosa offre [ho letto dei divertentissimi annunci di lavoro in Inghilterra, per esempio c’erano aziende che affermavano di offrire ai proprio dipendenti il miglior trattamento che potessero trovare, la festa il giorno del proprio compleanno all’happy-hour aziendale il mercoledì sera… ma questa è un’altra storia] l’azienda costruisce la sua corporate image nella mente di chi legge.
  • I colloqui: sebbene al centro dell’incontro ci sia la conoscenza del candidato, nessuna comunicazione è unidirezionale, anche il candidato si farà un’idea più precisa dell’azienda.
  • I concorsi: mi ricordo che qualche anno fa quando l’INAIL organizzò un concorso a cui parteciparono oltre 5.000 persone, pensai, con i dovuti distinguo, alla ricaduta di notorietà che anche un’istituzione pubblica come l’INAIL ottenne.

Ma questi erano solo esempi senza alcuna pretesa di esaustività.

Dunque partendo da queste premesse,  nelle ultime settimane  pensavo a come un’azienda potesse usare un corso di formazione come strumento di comunicazione dell’area delle Risorse Umane per farsi conoscere da potenziali stakeholders e utenti e per ottenere insight rilevanti per la realizzazione della propria attività.

Cosa ha generato questa idea.
Dal 10 al 31 gennaio ho seguito il corso di Account Manager gratuito.
Il corso era era gratuito in quanto serviva a formare due commerciali destinati alle aziende finanziatrici:  la Baraonda Production e il Centro CSC.
Il centro CSC ha messo a disposizione l’aula e Baraondaa fornito i docenti.
Il corso si è presentato, fin dal primo giorno, come un colloquio permanente in cui ogni attività era volta a far emergere i due candidati più adatti allo stage presso le due aziende. La maggior parte del corso, infatti, si è svolto in lavori di gruppi assegnati al fine di testare le capacità di attirare l’attenzione, di esposizione in pubblico e di problem-solving dei partecipanti. L’ultimo lavoro di gruppo era volto a ottenere idee per la campagna di lancio e il palinsesto di un nuovo canale televisivo, una sorta di briefing misto a un focus group:

  • Focus group in quanto credo di aver capito che il gruppo fosse stato formato in modo da essere rappresentativo di circa un centinaio di utenti;
  • Briefing perché offrendo la possibilità di fare uno stage,  ci si assicurava il massimo impegno dei partecipanti nel fornire le proprie idee migliori al fine di essere scelti;

Il gruppo infatti  era costituito principalmente da studenti/laureati in economia (sì, neo/futuri commercialisti) e laureati in scienze della comunicazione con qualche outsider (biologi, laureati in scienze dell’ambiente, giurisprudenza, lingue). I futuri commercialisti in linea con le attività del Centro CSC che si occupa di consulenza alle aziende per quanto riguarda la formazione, le certificazioni di sicurezza e progetti simili.
I comunicatori più adatti al supporto delle attività dell’agenzia di comunicazione.

Pertanto  una fase importante del corso di formazione  è stata la presentazione delle aziende: in un ambiente controllato da un docente è più facile presentarsi, mostrare i punti di forza e cosa permette alla propria azienda di porsi come i leader del mercato di riferimento.  In questo modo nel caso un futuro commercialista o un consulente di comunicazione si trovi nella necessità di usufruire dei servizi offerti da una delle due aziende, sarà di certo orientato a considerare l’offerta delle due aziende che ha conosciuto così da vicino.

Sembrerebbe davvero un innovativo uso dello strumento corso di formazione, ma credo che bisogna far attenzione a non creare false aspettative nei propri interlocutori:  non sarebbe stato più trasparente scrivere nell’annuncio che lo stage non sarebbe stato per tutti (e pare che a una settimana dal termine del corso non fossero ancora  stati scelti i partecipanti allo stage)?  e  il corso non sarebbe durato 60 ore, ma solo 30?. Inoltre è importante scrivere un programma preciso, inserire nel programma gli interventi di esperti che non sarebbero mai avvenuti non sono certo indice di accurata organizzazione.

Sono dettagli, ma possono far perdere credibilità al corso. Sono stati solo problemi organizzativi o volute omissioni al fine di ottenere la buona riuscita del corso come strumento di promozione aziendale? Ha davvero senso parlare di corsi di formazione come strumento di comunicazione?

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